Canzoni in una stanza: They Paved Paradise

THEY PAVED PARADISE 

In questo episodio vi parlo di ambiente e #FridaysForFuture. Vi suono canzoni di Joni Mitchell, Susan Werner, Neil Young ed Eddie Vedder.

La famosissima canzone di Joni Mitchell, Big Yellow Taxi, è il ritratto perfetto di un mondo in cui l’essere umano ha smesso di essere in sintonia con la natura. Un mondo in cui la comodità, il profitto, il potere vengono messi in primo piano, a scapito di grandi beni comuni: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, la terra che coltiviamo. 

Durante l’episodio di Canzoni in una stanza, trasmesso in diretta martedì scorso, sono partita proprio da questa canzone per parlare di ambientalismo. In particolare, ho voluto approfondire il movimento #FridaysForFuture e il messaggio contro l’inquinamento che la quindicenne Greta Thunberg sta cercando di lanciare ai potenti del mondo per preservare il proprio futuro. Ho parlato di gas serra e plastica e, ovviamente, ho anche suonato diverse canzoni che, con varie sensibilità, affrontano il tema dell’ambientalismo. 

La musica e gli artisti non sono certo inerti di fronte ai grandi problemi del mondo e, proprio come quella quindicenne all’apparezza indifesa e innocua, possono fare la propria parte per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema per troppo tempo passato in secondo piano. 

Ho deciso anch’io di fare la mia parte e dedicare la conseuta diretta del martedì a questo problema. Ecco qualche approfondimento. 

Fridays For Future 

Greta Thunberg, l’adolescente svedese divenuta famosa per il proprio discorso sul problema dei gas serra, tenuto al World Economic Forum di Davos, ha dato vita ad un movimento che, per la prima volta dopo molti anni, vede come protagonisti i giovanissimi. 

#FridaysForFuture è innanzitutto un invito allo sciopero, ma non diretto, come da tradizione, ai lavoratori, bensì agli scolari teenager. 

L’assunto è molto semplice: perché rimproverarci di perdere preziose ore di lezione e perché istruirsi se il nostro futuro è precluso a causa delle scelte dei potenti di oggi? 

Prendendo a modello l’iniziativa di Greta, che ogni venerdì protesta silenziosamente davanti al Parlamento svedese, rivendicando la piena messa in atto dell’accordo di Parigi sul clima, venerdì 15 marzo si è tenuta una protesta globale, che ha visto città di numerosi Paesi del mondo mobilitarsi per sensibilizzare sul tema dell’ambientalismo. 

Il problema dei gas serra 

L’argomento centrale su cui si concentrano gli sforzi del movimento iniziato da Greta riguarda i gas serra, punto focale dello stesso accordo di Parigi che i fautori del #FridaysForFuture vorrebbero pienamente applicato. 

Nonostante qualche celebre smentita sul tema, il riscaldamento globale è un problema che ci riguarda da vicino. Gli Stati firmatari dell’accordo, con il loro impegno a limitare fortemente le emissioni di gas serra, sono responsabili del mantenimento delle promesse fatte alla popolazione in materia di clima. 

L’unica soluzione per arrivare al risultato auspicato nell’accordo, ossia una diminuzione della produzione di gas serra tale per cui sia garantito, nella seconda metà del secolo, un naturale assorbimento degli stessi, è l’impiego della cosiddetta energia pulita. Le varie economie del mondo, pertanto, dovrebbero investire su fonti di energia rinnovabili e non inquinanti. 

Purtroppo la defezione di alcuni grandi protagonisti dell’accordo e la difficoltà pratica dell’applicazione dei principi enunciati nello stesso, stanno mettendo a rischio gli obiettivi che ci eravamo prefissati per migliorare la qualità del nostro ambiente. 

Ergo, la protesta di Greta e dei milioni di individui che ne stanno seguendo le tracce. 

Il problema della plastica 

Un altro enorme problema ambientale è quello della presenza di plastica negli oceani e negli altri bacini idrici. Il danno è talmente enorme che pare sia stata attestata la presenza di micro-plastiche persino nell’acqua dei rubinetti delle nostre case. 

Più di 150 milioni di tonnellate di plastica sono presenti, ad oggi, nei nostri oceani. Tra i 4 e i 12 milioni di tonnellate vengono riversate annualmente nei bacini idrici di tutto il mondo. Il 49% dei rifiuti è costituito da plastiche monouso, ossia imballaggi spesso usati per gli alimenti di cui ci cibiamo ogni giorno. 

Il problema è enorme, non solo per la vita della fauna marina, già sensibilmente messa a rischio, ma anche per la salute umana, per l’economia mondiale (con una flessione del settore ittico e del settore turistico correlata alla presenza massiccia di plastica nell’acqua) e per lo stesso riscaldamento globale. Si stima, infatti, che riciclare 1 milione di tonnellate di plastica equivalga a togliere 1 milione di auto dalle strade, in termini di emissioni di anidride carbonica. [Fonte dati: Parlamento Europeo] 

Tutti possiamo porre un freno al problema della plastica attraverso varie strategie. Sicuramente occorre praticare la raccolta differenziata dei rifiuti, ponendo qualsiasi imballaggio in plastica riciclabile nel bidone corretto. In questo modo, come abbiamo visto, possiamo non solo ridurre la presenza di plastica nell’ecosistema ma anche le emissioni di gas serra. 

In secondo luogo possiamo semplicemente diminuire l’uso di plastica, con qualche piccolo accorgimento. Ad esempio: usiamo una borraccia al posto delle bottiglie di plastica; compriamo uno spazzolino da denti in bambù; al supermercato, scegliamo frutta e verdura sfusa e non imballata; non usiamo cosmetici che contengano micro-perle (come scrub industriali e simili). 

In conclusione 

Come molti musicisti hanno sottolineato nelle proprie canzoni, tra cui Eddie Vedder in Society, l’ingordigia è il nostro peggior nemico, anche quando si tratta di ambiente. 

Continuamo a fare la nostra parte, parlando di questo argomento importante e adottando le misure necessarie per scatenare un piccolo, ma significativo cambiamento. 

Continuamo a sostenere le ragazze e i ragazzi di #FridaysForFuture e a combattere per un mondo più pulito e in armonia.

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